BEYONCÉ – the visual album – recensione – parte seconda

Continuiamo la recensione di BEYONCÉ, andando ad elencare pregi e difetti degli ultimi 7 video (potete leggere la puntata precedente della recensione cliccando qui e la prima puntata qui).

Beyoncé “Rocket” :30 Preview

Rocket

Mamma sta canzone, che gioiello. E’ un lento R&B tradizionale, molto calmo, in cui Bee può fare sfoggio della sua vocalità, ma il testo è tutta un’altra cosa: anche qui i riferimenti sessuali sono espliciti ma abbastanza eleganti (e ci sono anche alcuni versi alla Sharapova). Il video è fantastico: inizia con Beyoncé che accarezza il suo corpo in modo così voluttuoso e coinvolgente che fa venire voglia di stare con lei sotto le lenzuola. Il tutto continua con altre immagini ad alto tasso erotico, e c’è anche un trapano che perfora una tavola: più chiari di così si muore.

Mine (feat. Drake)

Mine non mi piace molto, né la il video né la canzone. La canzone sembra un montaggio di pezzi diversi, forse anche per simboleggiare l’insicurezza che traspare dal testo.

XO 

Bella, appassionata (quasi commovente), divertente: potrebbe diventare l’inno di questa nuova era beyonciana. E’ il giusto connubio tra pop e R&B, e Ryan Tedder (uno degli autori) sembra aver ritrovato il tocco magico ultimamente (Burn di Ellie Guolding, Counting Stars degli One Republic). Video ben fatto.

***Flawless

Più che essere una bella canzone, Flawless vuole essere un bel messaggio femminista, di forza, di indipendenza, di lavorare duro per raggiungere i propri obiettivi. Molto bello il campionamento della scrittrice nigeriana Chimamanda Ngozi Adichie. Mettete insieme Beyoncé, il regista Jake Nava ed il bianco e nero ed avrete un bel video.

Superpower (feat. Frank Ocean)

Dopo una traccia hip hop come Flawless, parte Superpower e ci sembra di essere finiti in un episodio di Glee. Canzone d’amore profondo dal ritmo lento ed ipnotico, video un po’ noioso, in cui fanno un cameo le Destiny’s Child e Pharrell Williams.

Heaven

Beyoncé si è divertita abbastanza nelle canzoni precedenti, adesso si fa più seria e più intima. In questo pezzo lento la voce di B è accompagnata da un pianoforte e parla della perdita di una persona cara (probabilmente fa riferimento al suo aborto spontaneo). Nel video si alternano scene di gioia e spensieratezza insieme ad un’amica e scene girate all’interno di una chiesa e di un cimitero. La conclusione è affidata al Padre Nostro in spagnolo.

Blue

Ovviamente questa traccia è dedicata alla sua primogenita, Blue Ivy.  Molto semplicemente esprime tutta la sua gioia di averla nella vita e tutto il suo amore materno. Il video è stato girato in Brasile e vediamo mamma e figlia alla scoperta del mondo. E qui si cala il sipario.

CONCLUSIONI

Beh, cosa dire di questo BEYONCE’: è sicuramente una Beyoncé nuova, non l’avevamo mai sentita parlare così tanto della sua vita sessuale (ma orami è una donna sposata, se non può dire e fare lei certe cose…). Un grande cambiamento c’è stato non solo negli argomenti, ma anche nella musica: mai vista una Beyoncé così hip hop, così aggressiva, così vicina alle sue radici black. Beyoncé si sta allontanando sempre di più dall’immagine della popstar tradizionale, in questo album non c’è esattamente quello che ci aspetteremmo da lei: non ci sono uptempo alla Sasha Fierce, non ci sono tantissimi arzigogoli vocali, ma c’è tanta libertà creativa e di espressione, in modo molto onesto e personale. Queen B sembra ormai disinteressata ad avere il singolo di grande successo, ormai pensa solo a realizzare la miglior musica possibile per i suoi sostenitori senza subire le pressioni esterne, ma decidendo da sola lungo quale direzione proseguire. Questa sua volontà è da elogiare perché le permette di essere autentica nel suo lavoro, però di contro potrebbe portarla a non essere più quella star apprezzata da tutto il mondo, ma solo da una fetta più limitata di pubblico. Ma credo che questo importi sempre di meno a Beyoncé, che invece si è dedicata alla realizzazione di questo disco inaspettato, lontano anni luce dal precedente lavoro “4”, creando un lavoro di pregevole qualità. Bow down (inchiniamoci).

Voglio spendere anche due parole sui video: tutti fatti molto bene, ma bisogna notare l’assenza di coreografie di grande effetto, con eccezion fatta per Blow. Ecco, questo è davvero un peccato, visto che Beyoncé in passato ci aveva deliziato con le coreografie di Crazy in Love, Beautiful Liar, Single Ladies, Run the World e tante altre.

Buon ascolto a tutti!!!!!

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3 thoughts on “BEYONCÉ – the visual album – recensione – parte seconda

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  3. Pingback: BEYONCÉ – the visual album – recensione – parte prima | Usignoli & Burattini

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