BEYONCÉ – the visual album – recensione – parte prima

Come già vi ho raccontato nello scorso post, l’evento musicale più importante ed inaspettato degli ultimi 12 mesi è stata la pubblicazione del quinto album di inediti di Beyoncé. Ero un po’ insicuro su come impostare e sviluppare la recensione di questo nuovo progetto, ma dopo averlo visto e sentito per la prima volta, ho preso una decisione, quella che secondo me è la migliore: recensione canzone per canzone, video per video.

(NB Mi sa che è meglio mettere un avviso per sconsigliare la lettura di questo post ai minorenni: rileggendolo mi sono reso conto che il contenuto non è proprio adatto a loro).

Beyoncé “Pretty Hurts” :30 Preview

Pretty Hurts

Beyoncé ci accoglie nel suo nuovo lavoro con un sound familiare, che ricorda i suoi lavori precedenti. Un bel pezzo lento in cui si scaglia contro la società che vuole vederci tutti simili ad un modello ideale di falsa perfezione (tutti belli e  magri). Molto bella la frase “It’s the soul that needs the surgery” (è l’anima che ha bisogno di un ritocchino). Il video è diretto da Melina, la stessa di We found Love di Rihanna, e si sente. Nella clip Beyoncé è un’aspirante reginetta di bellezza che cerca in tutti i modi di far sua la corona.

Ghost

Ghost fa da intro alla traccia successiva e al resto dell’album in generale, segna una svolta rispetto all’atmosfera della precedente Pretty Hurts. Il testo afferma la volontà di essere indipendente e di fare ciò che la renda davvero felice senza pressioni esterne. Video semplice ma di grande effetto: da segnalare un bel primo piano sul volto di Beyoncé che mi permette di apprezzare i suoi lineamenti perfetti.

Haunted

Video diretto da Jonas Akerlund, e il suo stile è evidente: il video è molto Madonnaro, Gaghiano, perverso, intrigante, esagerato. Anche il contenuto del testo è abbastanza piccante (“Slap me!”). E da questa canzone comincia a sorgere il dubbio: sto ascoltando/vedendo Nicki Minaj?

Drunk in Love (feat. Jay-Z)

Anche qui l’atmosfera si mantiene molto sensuale, sia nel testo che nel video. La base, prodotta tra gli altri da Timbaland e J-Roc, è molto interessante ed accattivante, ma è tendente all’hip hop, per questo si ha sempre l’impressione di stare ascoltando un nuovo episodio della saga dei Pink Friday. La strofa di Jay-Z non dà nessun contributo, anzi secondo me rallenta la canzone (Jay è poco in forma, c’è poco da fare, forse la paternità l’ha addolcito): a dieci anni di distanza dalla fenomenale “Crazy in Love” la chimica (almeno dal punto di vista musicale) tra i due non sembra molto migliorata… Video in bianco e nero molto bello: le curve di Beyoncé si agitano in modo molto provocante sul bagnasciuga.

Blow

La carica erotica di Beyoncé non si è ancora esaurita (se volete sapere a quali pratiche sessuali fa riferimento nel brano, visitate rapgenius.com) e continua in questa canzone, che parte con un sound anni 80 e che già stavo per catalogare come spazzatura, ma che poi prende una piega molto positiva a partire dal primo ritornello. Video molto, molto particolare, il primo di questo album in cui c’è una vera coreografia. Per tutto la durata del video inoltre c’è un ondeggiamento di lati B che ricordano tanto una certa Miley Cyrus, ne avete mai sentito parlare?

No Angel (Angel)

Testo molto personale, parla della sua relazione amorosa. Il video invece è girato in un “ghetto”, tra la comunità afroamericana: è un tripudio di povertà, auto truzze ed elaborate, disagi, gioielli, tatuaggi e cattivo gusto. Non mi ha colpito niente di questa canzone.

Yoncé

E’ un riempitivo, fa da intro al brano successivo. Ancora tanto contenuto erotico e un po’ di Nicki Minaj (tutti questi riferimenti che sto facendo a Nicki Minaj non sono una critica, poi mi spiegherò meglio).

Partition

Qua l’atmosfera si troppo rovente: Beyoncé e Jay sono nella limousine (spero senza la piccola Blue) e improvvisamente vengono presi dal desiderio di avere un altro bambino (nel testo si fa riferimento a Monica Lewinsky e ci sono alcune espressioni che rendono molto chiare le idee su cosa accada PRECISAMENTE sui sedili dell’auto). Video moooolto lussurioso e conturbante: pochi vestiti, acrobazie su un lettino e uno spettacolo privato per Jay-Z.

Jealous

Jealous è una sorta di If I Were a Boy, ma un po’ più uptempo e meno commovente: in pratica Beyoncé si rivolge al suo amato (e mi piacerebbe sapere si tratta di Jay o di un fidanzato in generale) che la trascura, che preferisce andare in giro mentre lei resta in casa ad aspettarlo per la cena sacrificando la sua vita sociale. Il video riparte esattamente da dove finisce il precedente, ed è inca****o al punto giusto. Il risultato complessivo è molto buono.

Per evitare di essere troppo lungo ho preferito dividere questa recensione in due parti, quindi ci vediamo presto per la seconda parte (che potete leggere qui).

Un bacio a tutti!!!!!!

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2 thoughts on “BEYONCÉ – the visual album – recensione – parte prima

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