Yeezus di Kanye West

Il mood di questo articolo è: l’ho ideato, l’ho pensato, l’ho rimaneggiato, l’ho ripensato, l’ho ritardato, ed alla fine non è che sia sto grande risultato.

Yeezus (fonte: deezer.com)

Dopo cinque mesi di temporeggiamenti, colgo l’occasione dell’uscita del video di “Bound 2” per scrivere qualche considerazione sull’ultimo album di Kanye West, “Yeezus”, noto anche come “l’album senza copertina”.

Yeezus è il primo disco che Mr. West ha pubblicato da quando sono diventato suo fan nel 2010, anno della pubblicazione del magnifico “My Beautiful Dark Twisted Fantasy”, e quindi è stata la prima volta che attendevo un suo album con tanta attesa e trepidazione. Non che Kanye non si fosse fatto sentire per tre anni (ricordiamo infatti “Watch the Throne” del 2011 con Jay-Z e “Cruel Summer” del 2012 con la GOOD Music), ma sentivo il desiderio e la necessità di ascoltare del suo nuovo materiale da solista.

Anche perché sia Throne che Summer mi sembrava una sorta di continuazione di Dark Fantasy, senza però raggiungere gli stessi livelli di qualità, e quindi c’era davvero bisogno di ascoltare qualcosa di nuovo. In realtà ero un po’ preoccupato per l’uscita di Yeezus, perché dopo Dark Fantasy, che è la perfezione fatta musica, mi aspettavo un album sicuramente peggiore, e infatti così è stato, ma se devo essere sincero non mi aspettavo fosse così bello.

La prima cosa di cui ci si accorge all’ascolto di Yeezus è che Kanye stavolta è davvero arrabbiato: tutto il disco è pervaso da un’ira incontenibile, la musica è nervosa, agitata, acida. L’atmosfera è oscura e sconvolta. In tutto ciò però Kanye riesce ad essere comunque comunicativo: Yeezus ricorda a tratti l’intimismo di “808s and heartbreak” del 2008 e sembra quasi una preghiera, una richiesta di aiuto. Aiuto per se stesso, per combattere i propri demoni, per scacciare la feccia della società (gli attacchi alle gold digger, che cercano di fare un bambino per farsi mantenere, continuano). Kanye chiede anche aiuto anche per tutta l’umanità, in particolare per la comunità di colore (basti pensare che New Slaves parte con un messaggio chiaramente antirazzista). Lo spazio per l’autocelebrazione non manca, e credo che citare “I am a God” basti e avanzi.

Kanye si riconferma il re dei campionamenti in questo disco: c’è Nina Simone in “Blood On The Leaves”, poi ci sono alcuni spezzoni soul/gospel che ricordano quasi gli esordi di Kanye, ai tempi di “The college dropout” e “Late registration”, quando l’atmosfera era più rilassata. L’aspetto fenomenale è che questi campionamenti si trovano quando meno te lo aspetti, ad esempio in “On Sight”, prima traccia dell’album, prodotta dai Daft Punk, che sembra la colonna sonora di un videogioco, dove ad un certo punto possiamo ascoltare un coro totalmente inaspettato.

E qui secondo me sta la grandezza di Kanye West, la capacità di creare musica sempre sorprendente, sempre cambiando ed innovandosi, lasciando sempre a bocca aperta. Kanye West è a mio parere uno dei migliori musicisti al mondo, la qualità della sua musica è talmente superba che magari ad un gusto personale può non piacere, ma di cui è impossibile negare la straordinarietà.

Che poi molto spesso si parla di Kanye per altri motivi, questa è la sua maledizione…

Ciao a tutti!!!!

Kanye West – Yeezus

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