Magna Carta Holy Grail di Jay-Z

Il mood di questo articolo è: slegato.

Magna Carta Holy Grail
Fonte: Jay-Z – Facebook

Sono passati circa tre mesi dall’uscita di “Magna Carta Holy Grail”, il dodicesimo album da solista di Jay-Z. La mia recensione arriva tardi, ma c’è un motivo se arriva così tardi. Sono tre mesi infatti che ascolto questo album, a volte per intero, a volte a pezzi, alcune volte solo alcune canzoni, altre volte ascoltando le tracce in ordine randomico (come piace dire ad un mio amico), ma c’è poco da fare: non c’è verso di farmelo piacere. Credo che infatti in questo mio tentativo di recensione elencherò principalmente difetti e solo un paio di pregi.

Partiamo dall’inizio, con “Holy Grail”, prima traccia dell’album in cui partecipa anche Justin Timberlake: la canzone ha indubbiamente tanto appeal per un pubblico mainstream, e infatti si è ritrovata ad essere il primo singolo dell’album poiché era stata utilizzata nei promo per il lancio del disco, anche se poi il primo video pubblicato per la promozione di MCHG è stato per un’altro brano, “Picasso Baby”. L’accoppiata Jay + Justin però non produce gli stessi risultati di “Suit & Tie” in quest’occasione, infatti sembra la performance di due artisti esibizionisti e desiderosi solo di dimostrare quanto sono belli e bravi. “Tom Ford” ha un beat molto interessante ma non esplode fino in fondo.

Segue poi una successione di canzoni insignificanti, fino a “Part II” con Beyoncé, che non è certo Crazy In Love, ma nemmeno Upgrade U. “Jay-Z Blue” ha un testo molto onesto e sincero, “La Familia” è semplicemente irritante; le ultime due tracce, “Nickels and dimes” e “Open letter” soffrono dello stesso difetto di “Tom Ford”.

Jay sembra decisamente pigro in questo album, in tutte le 17 tracce non c’è nessun momento di divertimento, di coinvolgimento, di esaltazione, non arriva la minima nota di entusiasmo, e ogni volta che fa riferimento a qualche noto marchio di lusso, sembra farlo giusto per far vedere che ha molti più soldi di noi.

MCHG non sembra affatto un album del più grande artista hip hop vivente che può permettersi di collaborare con i migliori artisti in circolazione, sembra il disco di un qualsiasi rapper sconosciuto degli anni 90 prodotto con poche risorse. I brani non suonano come potenziali hit, ma come canzoni con potenziale, cioé come delle demo su cui bisogna ancora lavorare parecchio per ottenere un risultato decente.

Timbaland, produttore della maggior parte delle canzoni, conferma di non essere assolutamente in forma (infatti per risalire a qualche sua opera davvero memorabile bisogna tornare indietro fino al 2006/2007), e la completa assenza di Kanye da questo progetto si sente, in particolar modo in alcuni passaggi che ricordano il suo stile e che cercano malamente di imitarlo, ma che in realtà risultano essere un goffo scimmiottamento.

Dal punto di vista commerciale però questo album è stato un successo, sia perchè la Samsung si era aggiudicata la distribuzione di un milione di copie in anteprima, e ciò è valso da solo un disco di platino, sia perché Jay-Z rimane comunque un nome leggendario che negli ultimi mesi è stato oggetto di attenzione da parte dei media per le molteplici vicende che riguardavano la famiglia Carter.

Un consiglio per Jay-Z: non so perchè, ma io ero preoccupato per l’uscita di questo album, e le mie preoccupazioni non si sono rivelate infondate. Quindi, fai Watch The Throne 2 se vuoi, poi fai un altro album da solista, ma uno veramente bello, e ti ritiri a fare l’imprenditore dell’arte. Perchè se dobbiamo risentire un’altra volta un lavoro del genere, era meglio se ti ritiravi dopo “The Black Album”. Un bacio.

Ciao a tutti!!!!

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2 thoughts on “Magna Carta Holy Grail di Jay-Z

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