Sanremo 2013 – In conclusione

Avvertenza: questo articolo non è un granché, ma è da tanto che volevo pubblicarlo, quindi adesso ve lo propongo, bello o brutto che sia.

Finalmente eccomi a scrivere qualcosa per concludere in bellezza il mio primo Festival di Sanremo da blogger.

Cominciamo elogiando la scenografia: un palco davvero superbo e spazioso, l’orchestra visibile da tutti ma messa in secondo piano, per lasciare il giusto spazio ai cantanti, la scala avveniristica, gli schermi mobili… tutto molto curato e bellissimo. Complimenti a tutti coloro che l’hanno progettata e realizzata.

Questo Festival inoltre non sarebbe stato lo stesso se non fosse stato per i conduttori: chapeau a Fabio Fazio e Luciana Littizzetto. Lucianina si è calata alla grande nel ruolo che gli autori che le avevano cucito addosso, riproponendo solo parte del solito repertorio di “Che tempo che fa”, mentre Fazio è stata una vera e propria rivelazione: vedendolo di solito la domenica sera, quello visto a Sanremo mi è sembrata una bella, anzi bellissima copia del “pretino” tutto per bene che tiene sotto controllo la Litty durante i monologhi domenicali. Un vero e proprio mattatore, capace di divertire, di presentare e non solo di fare interviste. Inoltre, mentre su Rai 3 sembra una persona così a modo e riservata, sul palco dell’Ariston ha fatto la corte a tutte le donne che si sono avvicendate sul palco, Bar Refaeli su tutte. Una critica che potrei muovere nei confronti dei conduttori riguarda il loro abbigliamento: da Luciana non mi aspettavo niente di che, visto che è piccolina e non certo la donna più sexy del mondo, ma Fabio poteva essere un pochino più elegante e vestito più o meno come il maestro Daniel Harding il giorno della finale.

I complimenti a Fabio Fazio però non si limitano solo a quello che ha fatto sul palco, ma si estendono anche alla sua direzione artistica ed al lavoro autorale. Il suo intento di dimostrare che la cultura popolare non ha nulla di volgare è riuscito alla perfezione: apprezzatissimi sono stati tutti gli ospiti (tranne Asaf Avidan), ed il mio preferito è stato Lutz Forster, il ballerino che è salito sul palco durante l’ultima serata. Non mi è piaciuta invece la scelta di alcune canzoni: lodabile la volontà di proporre generi diversi, spesso e volentieri sconosciuti al grande pubblico, ma forse un paio di artisti potevano essere rimpiazzati con altri (così facevamo contenta anche Anna Oxa). Una cosa che invece mi è piaciuta è stato il sapiente dosaggio di gnocca: a parte la costante presenza della presentatrice Littizzetto, sul palco le uniche due presenze femminili come vallette sono state Bar Refaeli e Bianca Balti. La top model italiana è un vero e proprio mito: sembra così ingenua e semplice, poco attenta a sembrare una modella sofisticata e sempre perfetta. Da ricordare il suo piccolo incidente sul palco e le tre reazioni diverse della Littizzetto: prima preoccupata, poi con l’espressione da “ma come, che figura hai fatto? sei una top model!”, e infine trionfante, per sancire la piccola rivincita di tutte le casalinghe. E un plauso spetta anche agli interventi impegnati del Festival: dai due fidanzati omosessuali, a Roberto Baggio, passando per il monologo di Luciana Littizzetto sulla violenza delle donne., ho apprezzato il tentativo di lanciare un messaggio al pubblico senza però essere troppo cervellotici.

Martin Castrogiovanni è stato la vera valletta del Festival: praticamente inutile e muto.

Bellissima la canzone vincitrice, “L’essenziale” di Marco Mengoni. E complimenti vivissimi a Marco, che ha riacceso in me tutto l’entusiasmo che avevo durante la sua esperienza ad X Factor, tanto che non riesco più a chiamarlo Mengoni, ma semplicemente Marco. E complimenti anche per la sua interpretazione di “Ciao amore ciao” di Luigi Tenco. Molti si lamentano del fatto che sia il quarto artista da talent che vince Sanremo, ma di questo ne riparleremo, forse, un’altra volta. (Che tra l’altro, L’essenziale sembra l’unica canzone capace di vendere, a differenza dell’anno scorso, quando Emma e Arisa si contendevano la prima posizione).

Molto brava Malika Ayane, grandissima interprete, mi aspettavo un risultato migliore, data la classe e l’eleganza che ha sfoderato all’Ariston. Raphael Gualazzi, Chiara Galiazzo e i Modà non mi sono piaciuti, bocciati gli Almamegretta. Bravo Max Gazzè. Annalisa è una stella dal potenziale smisurato, non capisco come abbia fatto la giuria di qualità a snobbarla così: probabilmente con “Non so ballare” avrebbe avuto molte più chances. Riascoltandoli l’ultima serata ho rivalutato i Marta sui Tubi e Maria Nazionale, mentre ho ascoltato per radio Simona Molinari, e l’ho trovata molto gradevole.

Elio e le storie tese non meritavano di vincere. “La canzone mononota” è geniale, è un grandissimo esercizio di stile, esplora sensazionali sperimentazioni (?), ma non è una canzone. Non è una canzone vera e propria, con un testo organico, che racconta una storia, che vuole esprimere un concetto: il testo malamente accompagna la base, figuriamoci… Sicuramente divertente, ma fra dieci anni non mi vedo a cantare “La mononota”, ma “L’essenziale”. Tra le due degli Elii, meglio “Dannati forever” .

Vi lascio alcuni miei tweet riguardanti la serata finale del Festival.

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Spero che vi siate tutti divertiti durante il Festival, l’unico grande vento che ci è rimasto in Italia, l’unica cosa che accomuna tutti noi italiani, e spero che vi sia piaciuto. Lunga vita al Festival della canzone italiana, lunga vita a Sanremo, lunga vita a mamma Rai!

Ciao a tutti!!!!!

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