Classici Disney, riveduti e corretti – Parte I

Il mood di questo articolo è: ironico, brillante, pungente, esagerato.

Durante le vacanze natalizie, la Rai, la nostra cara mamma Rai, ci ha proposto in prima serata sul primo, sul secondo e anche sul terzo canale, diversi film d’animazione della Disney. Alcuni li ho visti dall’inizio alla fine, di altri ho visto solo degli spezzoni. Per intero ho visto Bambi, Il Re Leone e Up, tre film di tre epoche diverse, realizzati con tecniche diverse, con storie diverse. Di questi tre film solo i primi due rientrano nel canone ufficiale dei Classici Disney (secondo Wikipedia), quindi vi prego di perdonarmi la mia imprecisione, cioè di intitolare “Classici Disney” un post in cui si parla di un film che non appartiene a questa categoria. L’intenzione di questo articolo è quella di segnalare i pregi e difetti di questi film che secondo me sono degni di attenzione.

ATTENZIONE! Poiché il seguente contenuto potrebbe risultare scioccante ed oltraggioso, raccomando ai genitori di evitare di far leggere ai propri figli il testo sottostante.

Bambi (character)

Bambi (1942). Una palla colossale. I miei ricordi dell’infanzia mi suggerivano che Bambi fosse un film fantastico, ma riguardandolo con gli occhi della giovinezza il giudizio è radicalmente cambiato. In pratica c’è questo cerbiatto figlio del principe della foresta, quindi un cerbiatto viziatissimo e trattato da tutti con estrema riverenza, insomma è un figlio di papà. I figli di papà di solito seguono due possibili stereotipi: o sono degli odiosi strafottenti, o sono dei mezzi scemi tutti stonati che però magicamente sono bravissimi nell’arte di appararsi i fatti loro: Bambi segue alla perfezione questo secondo modello e vive la sua infanzia felice con la mamma, praticamente sedotta ed abbandonata dal padre, in mezzo ad una foresta ricca di fiori, animali, uccellini e paperelle che fanno l’inchino al passaggio del principino. Improvvisamente c’è un salto in avanti di qualche mese, e vediamo Bambi che fa i capricci perchè non ha niente da mangiare, poichè è inverno e la neve ha ricoperto tutto. Allora la mamma lo porta nella prateria a cercare del cibo e riesce a scorgere tra la coltre di neve qualche ciuffo d’erba da poter mangiare. Arrivano i cacciatori, Bambi e la mamma cominciano a scappare, ma lei viene colpita da un proiettile durante il tentativo di fuga e Bambi si accorge della sua assenza solo una volta arrivato a casa. Con un altro salto in avanti nella storia siamo proiettati nella giovinezza di Bambi, e vediamo il cerbiatto ormai cresciuto che se ne va in giro tutto baldanzoso e vanitoso per far vedere che gli sono appena spuntate le corna. Incontra una sua amichetta e subito se ne innamora, però arriva un altro cervo, rappresentato come un cervo brutto, sporco e cattivo, a mettere il bastone tra le ruote a Bambi. Inizia allora un duello senza esclusioni di colpi tra i due in cui alla fine prevale il bene, cioè il bello, lindo e buono Bambi. Per portare a compimento il suo narcisismo, il protagonista può finalmente dar prova delle sue doti da amatore e ingravida la cerbiatta, che dà alla luce l’erede del principe.

Vediamo ora quali sono i vizi e le virtù:       

1) La contrapposizione tra il cervo sporco ed il cervo lindo non è leggermente razzista? Non so con quanto buon occhio erano viste le persone di colore nel lontano 1942 in America. Spero solo che sia una mia interpretazione troppo fantasiosa e forzata, e non un messaggio subdolamente nascosto nel film, altrimenti già da piccoli i bambini vengono plagiati e crescono prevenuti. Che poi questo fatto della discriminazione razziale lo troviamo dappertutto: a me da piccolo dicevano sempre che se non mi comportavo bene sarei stato rapito dall’uomo nero. Non so se si riferivano semplicemente da uomo misterioso vestito di nero, o se dietro a questa minaccia si nascondeva un’antica idea razzista, figlia di una paura ingiustificata. (In conclusione: abbasso il razzismo!)

2) Il film non ha una storia coerente, non c’è una trama vera e propria, ma si sviluppa per episodi, a spezzoni. L’assenza di una trama si sente tantissimo, poiché dati i pochi eventi che si verificano, i pochi punti di svolta presenti nella narrazione, il film risulta noioso e pesante. Io sono rimasto speranzoso attaccato allo schermo nell’attesa che succedesse qualcosa, ma in pratica non succede NIENTE! Alla fine sembrava di più di assistere ad un documentario sulla vita dei cervi che ad un film. Se non fosse per quel poco di messaggio sul rispetto della natura, sarebbe un inutile spreco di pellicola. Non so cosa ci trovasse di strepitoso la mia ingenuità fanciullesca, e quella di tantissimi altri bambini in giro per il mondo che hanno visto il film. Forse i fiori, i colori, gli uccellini, gli animali… un’atmosfera da sogno. Una sorta di “papagno”, usato per far stare buoni i bambini, che rimangono abbindolati da queste belle immagini, ma alla fine non si rendono realmente conto di ciò che stanno vedendo. E forse questo è un bene, ma rende il film godibile solo da un pubblico con età inferiore a 8 anni, non certo da tutta la famiglia.

[continua]

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